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da IL MATTINO di NAPOLI, venerdì 26 aprile 2002
VIOLENZA
& MOBBING: Molestie in Comune su undici impiegate. Dirigente
condannato.
Luigi Santangelo, 60 anni, ex dirigente comunale è stato
condannato a sei anni di reclusione per molestie nei confronti di
11 impiegate.
La difesa: "Il Tribunale non è stato imparziale. Ribatteremo
la sentenza in Appello"
di Marzia Tiziana Lemme
Alla
dipendente con problemi economici avrebbe proposto soldi in cambio
di prestazioni sessuali. A un'altra avrebbe rivolto complimenti
spinti. Con la più timida si sarebbe prodotto in un lessico
da hard core. Alla sindacalista avrebbe prospettato l'ipotesi di
incontri "poco convenzionali". Così Luigi Santangelo,
ex dirigente del Comune di Napoli dal giugno 94 al dicembre 95 avrebbe
reso la vita impossibile a undici tra funzionarie e impiegate dell'Ufficio
Censimento e Statistica, sede in piazza Cavour: lunedì scorso
la IX Sezione del Tribunale di Napoli lo ha condannato a sei anni
di reclusione, tre anni per molestie sessuali e tre per calunnia
nei confronti delle sue accusatrici, un risarcimentio pro capite
di 2500 Euro alle vittime delle avance, al pagamento delle spese
processuali e degli onorari dei patrocinanti per le parti civili,
all'interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, alla revoca
del beneficio di pena sospesa per un reato di concussione commesso
nell' 89. E' una sentenza sulle molestie sessuali in Ufficio, che
oggi in Italia, per estensione, può avere effetti giuridici
sul cosiddetto "mobbing" (qualunque tipo di pressione
nei confronti di un subaltyerno tale da creargli situazioni di disagio
personale) e certo potrebbe fornire un precedente significativo
per i casi a venire. Fortuità del caso, proprio lunedì
si rendevano pubblici i dati (certo in difetto) relativi alle molestie
sessuali sul posto di lavoro: le hanno subite 728.000 italiane,
guarda caso la maggioranza sono dipendenti del settore pubblico.
Luigi Santangelo, sessant'anni, sposato con figli, diciotto carichi
pendenti per truffa, millantato credito, concussione, le avrebbe
chiamate una ad una nel suo ufficio, lontano da testimoni. All'inizio
ognuna teneva per se gli sconci che subiva; ma piano piano si scopre
che la brutta storia coinvolge tutte. Il sette dicembre del 94 Santangelo
propone a una impiegata di rimanere, lei da sola nell'Ufficio vuoto
a lavorare oltre l'orario di chiusura: Lei si impaurisce, riunisce
le colleghe, scrivono una lettera all'amministrazione per denunciare
il comportamento del dirigente, definito nell'esposto "altamente
lesivo della moralità e del rispetto". Tre giorni dopo
Santyangelo viene sospeso dalla commissione disciplinare: Nel gennaio
del '95 reagisce e denuncia per calunnia le sue accusatrici. Le
undici dipendenti-assistite dall'avvocato Elena Coccia - vengono
indagate, prosciolte e il pm Gloria Sanseverino ribalta la situazione:
Santangelo viene rinviato a giudizio per calunnia e soprattutto
per violenza sessuale, reato allora appena riformato con la legge
609. Il processo inizia nel '97. Lunedì la sentenza. "sentenza
che, ne sono certo, sarà ribaltata in appello -sostiene Antonio
Abet, difensore di L.S. - Lunedì Santangelo avrebbe dovuto
rendere una dichiarazione ed essere interrogato. Alle 12, però,
si è sentito male. Poiché l'udienza era fissata per
le 14, abbiamo chiesto un rinvio per consentire all'mputato di esercitare
personalmente il diritto alla difesa: Ma il rinvio non è
stato concesso. Il Tribunale si è mostrato intransigente
e, a mio parere, non ha valutato la questione con la dovuta imparzialità.
Non ci sono testimonianze esterne agli atti di violenza. Nessuna
di quelle undici donne ha assistito alla violenza subita dalle altre,
e nemmeno era a conoscenza di tali episodi finchè non è
stata presentata la prima denuncia. Il Tribunale avrebbe dovuto
prendere in cosiderazione l'ipotesi che queste signore si siano
messe d'accordo per vendicarsi di un dirigente troppo severo".
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